Preghiere da accattone (frr. 32,34,36 West)

Il frammento 32 West ha come protagonista il povero Ipponatte, che ha bisogno di veste, mantello e babbucce per proteggersi dal freddo invernale. Il tono parodico è evidente già nel primo verso, quando l’autore apostrofa il dio Ermes con l’aggettivo “caro”, accompagnato dal matronimico “rampollo di Maia”, piuttosto che dal patronimico, più utilizzato nella poesia greca. In questo frammento in coliambi, escluso il primo verso che è in puro trimetro giambico, l’invocazione ad Ermes è comica e l’autore utilizza l’aulicissimo “επευχομαι”, in contrasto con il verbo onomatopeico “βαμβαλυζω” (da βαμβακυζω). Il testo, inoltre, presenta i diminutivi accompagnati dalla desinenza –ισκος, ancora una volta con intenzione parodica, considerando che tunica e sandali sono indumenti tipicamente raffinati e preziosi. Rimanendo nell’ambito delle vesti, i termini che utilizza l’autore negli ultimi versi appartengono tutti allo stesso campo semantico, quello del vestiario. Il secondo frammento, il numero 34 West, (continuazione del primo), tratta il momento in cui Ipponatte si rende conto che il suo desiderio non è stato esaudito da Ermes. L’autore si concentra in modo particolare sull’immagine del mantello, con la quale vorrebbe alludere al mantello che costituiva il premio per l’atleta vincitore alle celebri feste  ermee. Dal punto di vista morfosintattico, questo testo, in coliambi, è caratterizzato dalla presenza di proposizioni coordinate negative e da una proposizione subordinata finale introdotta da “ως” nell’ultimo verso. È presente uno ionismo (κω al posto di πω) e un altro fenomeno della lingua ionica, ossia le forme in –ησι per i dativi plurali, nelle parole:”ασκερησι” e “δασειησι”.

Nel frammento 36, il tema varia completamente: i versi sono dedicati al demone Pluto, il quale, secondo i greci, distribuiva ricchezza agli uomini. In questo frammento, in coliambi, escluso il verso quattro che è un trimetro giambico puro, l’analisi del periodo e grammaticale è più complessa, considerando il numero di aoristi presenti. Ipponatte completa  i suoi versi attraverso una serie di insulti, coerenti con la tradizione giambica.

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