Il cibo (frr. 39,128,26,26a West)

Tutti e quattro i frammenti, esprimono, anche se in modo diverso, il tema del cibo, dell’esagerazione e dell’ingordigia. In particolare, il primo frammento esprime il desiderio di una zuppa con cui placare i morsi della fame; nel secondo frammento è presente una delle più antiche e famose parodie greche: Ipponatte infatti, come Plauto farà in seguito, inventa parole, come “ενγαστριμαχαιραν”, l’unione di εν+γαστηρ (“nello stomaco”) e “μαχαιρα”, (“coltello”), per suscitare il riso. I frammenti 26 e 26a mettono in ridicolo un personaggio, che “deve rinunciare alle ghiottonerie di un tempo” in quanto ha speso tutto il suo patrimonio. Dal punto di vista morfosintattico, troviamo sicuramente una prevalenza di proposizioni subordinate. Analizzando il lessico, si può constatare come sia costante l’uso di termini ed espressioni inerenti alla sfera dell’appetito e l’utilizzo di termini riguardanti ricette o antichi piatti: salsetta a base di aceto, formaggio ed aglio, pane d’orzo e così via.

Si possono inoltre individuare degli ionismi, come “κακοισι” (dativo plurale della seconda declinazione) e “κριθεων” (genitivo con la desinenza in -εων).

È presente anche una parola di origine iranica, ”κολλικα”.

I frammenti 39, 26 e 26a sono in coliambi, il frammento 128 è in esametri dattilici.

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